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Trasmettere ai ragazzi l’amore per lo studio, motivandoli a dare il meglio di sé con gioia. Perché lo studio è la migliore palestra per crescere e una solida base per il futuro!

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Il genitore Ponzio Pilato

Se uno dei due genitori ha un metodo educativo che produce effetti negativi sul figlio, cioè gli toglie la serenità, perché la serenità è la cartina di tornasole dell’efficacia di uno stile genitoriale, allora l’altro genitore può e deve intervenire.
Non può fare il Ponzio Pilato.
E la serenità non viene tolta se stabiliamo delle regole perché i figli sanno benissimo che le regole ci vogliono, ne hanno bisogno.
La serenità viene tolta dal modo in cui imponiamo quelle regole.
Se infatti quelle regole venivano imposte a noi e noi le trasmettiamo pari pari ai nostri figli, senza considerare le circostanze diverse, le esigenze diverse della realtà attuale, ecco che allora i figli soffrono perché non sono visti né considerati come persone ma come pattumiera in cui scaricare la propria spazzatura.
Sì, perché quando replichiamo i vecchi sistemi genitoriali, quei modi sono diventati spazzatura, ormai, sono vecchi, arrugginiti, ammuffiti, obblighi mortificanti per i figli, mentre li dobbiamo rivedere in funzione delle esigenze e dei bisogni dei figli e della nuova realtà.
Non ci sono doveri giusti a priori, che valgono per sempre: quelli sono espressione di un padre/padrone (o madre/padrona).
Le regole vanno costruite oggi, sui figli, sulle reali necessità della quotidianità e possibilità dei figli.
Quindi se un genitore è ancora nel passato, l’altro genitore deve aiutarlo a tornare nel presente e a trattare il figlio come una persona con cui condividere una nuova vita, nuovi valori e regole.
Si fa squadra, si lavora insieme, si costruisce insieme la relazione, lo stare insieme e il fare le cose.
Ma questo è possibile solo se i genitori non pensano di essere nel giusto solo perché dicono al figlio cose che ritengono doverose, come dover sparecchiare, studiare o portare la spazzatura.
Quando l’imput diventa una forma di comando autoritaria, non c’è giustizia del contenuto che tenga: è una violenza psicologica che schiaccia i figli, a prescindere dal contenuto giusto o sbagliato che sia.
Il comando è tutto tranne che una forma di amore e se uno dei due genitori se ne accorge, deve aiutare l’altro a modificare il proprio modo di fare.
Il comando annulla le capacità del ragazzo, il suo essere persona, la sua capacità di autodeterminarsi e diventare responsabile delle sue azioni.
La forma del comando lo fa diventare marionetta e lui potrà aderire, con compressioni pesanti interiori, oppure potrà ribellarsi, sempre comunque con conseguenze interiori pesanti.
Chi dei due genitori ha più capacità empatiche, e meno bisogno di sopraffare, si attivi in tutela del figlio!

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