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Trasmettere ai ragazzi l’amore per lo studio, motivandoli a dare il meglio di sé con gioia. Perché lo studio è la migliore palestra per crescere e una solida base per il futuro!

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MEDIOCRE!

IL GIUDIZIO

Ero in terza superiore, avevo 17 anni, e la cosa ricorrente che i professori dicevano a mia madre ai colloqui era: “Sua figlia è mediocre…”. E nel commento non mancava un certo disprezzo.

Era stato un anno molto difficile per me, il più brutto che io ricordi sia a livello scolastico, sia a livello personale: ero molto in crisi con tutto e tutti e la mia famiglia non riusciva a capirmi. Ovviamente ne risentiva lo studio.

Da allora il termine “mediocrità” mi è rimasto molto antipatico, nel significato e persino nel suono così duro, così sprezzante.

IL TERMINE MEDIOCRE

Ma cosa significa questo termine?

Mediocrità significa stare nel mezzo, stare in una posizione ugualmente distante da due poli opposti, a metà tra due limiti estremi. Chi è mediocre non è né bravo né cattivo, è anonimo, impersonale, non distinguibile.

In realtà questo termine spesso viene usato con un’accezione ancora più negativa, e cioè è riferito a chi ha attitudini e capacità molto scarse, a chi è limitato, inferiore alla media.

Quanti fra i ragazzi che ho conosciuto e seguito si sono sentiti appioppare questa definizione? Tanti, troppi.

In realtà, questo termine sgradevole (che io abolirei dal vocabolario) infierisce sull’essenza di chi, invece, semplicemente non si sta esprimendo nelle sue potenzialità, di chi non sta concretizzando le sue abilità, ma resta dimesso, modesto, insignificante, come se avesse il motore spento.

Cioè, il termine mortifica un’essenza che, al di là di quel brutto giudizio, resta valida, perfetta, piena di doti e capacità.

Quindi non esistono ragazzi mediocri, ma ragazzi che non sanno come fare a tirare fuori il loro patrimonio, le loro ricchezze interiori, i loro talenti e conseguentemente, all’apparenza, appaiono amorfi, immaturi, quasi banali, comunque deludenti.

Ma neanch’io a diciassette anni ero realmente mediocre, avevo già tante qualità che poi sono venute fuori, e quell’atteggiamento di allora denotava la mia confusione, la mia sofferenza interiore, la mia difesa di fronte a situazioni che non sapevo come gestire.

Quindi attenzione a dare epiteti e definizioni ai ragazzi, perchè dietro ogni loro comportamento, anche sbagliato, c’è sempre una ragione e comunque a loro fa tanto male essere etichettati per quello che non sono…

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